
Non si tratta di demagogia. E nemmeno di quella smania di politically correct che nell'ultimo decennio ha raggiunto, se non superato, le vette dei mitici, disastrosi anni '60. Si tratta di un grande uomo.
Oggi ci ha lasciati uno dei migliori giornalisti che l'Italia unita abbia avuto il piacere e l'onore di ospitare, uno dei pochi che conosceva l'arte di esprimere pareri pesanti senza mai perdere quell'educazione e quel buon senso che sono stati da sempre i suoi segni distintivi. Uno che ti diceva che secondo lui stavi sbagliando, ma te lo spiegava con calma, non ti offendeva mai e soprattutto ti indicava la via che secondo lui sarebbe stata la migliore. E in un mondo come la televisione, di questi, ce ne sono pochi. Pochissimi.
Chiudo con una frase di Pigi, mio ex convivente nonchè vincitore del Premio Campiello Giovani, che dalla Francia mi scrive: "Sono triste per la morte di Biagi. Il vuoto che lascia so già che si riempirà di merda".
1 commento:
Io sono d'accordo con quello che ha detto Nicoletti: Enzo Biagi oggi è morto da giusto. Perchè ha saputo vincere lo schifo dell'editto bulgaro con classe e senza nessun clamore ritornando alla fine in sella, da vincitore. Ha dimostrato di essere più forte dell'indifferenza della gente, più forte dei vergognosi teatrini della politica e soprattutto più forte dell'invidia dei mediocri.
Ha vissuto intensamente una vita non certo ordinaria. Ci ha donato pagine di grande giornalismo, i suoi libri verranno ristampati e riletti da molti e non sarà mai dimenticato.
Per questo oggi non sono affatto triste: Enzo Biagi è morto da giusto, ed è una cosa bella.
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